Lentamente, mi avvicino alla soglia. Il terreno asciutto lascia poco a poco il posto a pietre umide e ricoperte di muschio e patine di vita. Respiro il profumo del cambio, un meraviglioso brivido percorre per un attimo il mio corpo.
“Buongiorno, Terra nascosta”.
“Buongiorno, chi sei?”
“Sono uno speleologo, uno di quegli strani esseri umani che non si accontentano di camminare in un mondo a due dimensioni, con il cielo sopra la testa.”
“Ah, ecco. E siete in tanti?”
“Non tantissimi, ma pieni di passione. Facciamo delle belle cose: esploriamo il tuo mondo, ti disegniamo, al ritorno portiamo fuori piccoli brandelli di luce dell’interno della montagna. Foto, le chiamiamo. Cerchiamo di conoscere un po’ i tuoi abitanti. Amiamo toccare le tue pareti negli stretti passaggi, appendere le nostre corde alle tue antiche rocce.”
“Mi fa piacere. Ma vi comportate sempre bene?
“Cerchiamo di farlo, anche se a volte vaghiamo nell’ignoranza, e non sappiamo se quel che facciamo provochi danni. In passato danni ne abbiamo fatti, ma abbiamo imparato molto, e stiamo ancora imparando.”
“Sai, te lo chiedo perché spesso sono stata riempita di rifiuti, un bel sistema per liberarsi di quel che non serve più. Ma non molto intelligente, sai: alla fine l’acqua delle sorgenti ve la bevete voi.”
“Lo so, hai ragione. Ma oggi siamo proprio noi a difenderti.”
“Grazie. Ma tu, da quanto tempo scendi sottoterra?”
“Da tanto. Ho iniziato che ero ancora un ragazzino, quando per scendere c’erano solo le scalette, e l’impianto per illuminarti ce lo dovevamo costruire.”
“E non ti sei ancora stancato?”
“No di certo. Come potrei essermi stancato? Il tuo buio è nascosto in mille contenitori differenti: calcari, quarziti, sale, lava, ghiaccio. Rocce antiche e recenti, trasformate, lavorate, modellate da acque di luce mute. Non ci si può stancare.”
“Ma qui dentro fa freddo, è umido, non si vede nulla, si rischia pure di farsi del male.”
“Hai ragione, ma a volte veniamo a trovarti anche per scappare dal caos che c’è lì fuori e trovare un po’ di pace.”
“Capisco, là fuori ne state combinando un bel po’, di disastri.”
“Già, spero solo che almeno tu resista alla follia. Posso entrare?”
“Entra, entra, ma ricordati che sei ospite.”
Inspiro ancora una volta il profumo della penombra, il crepuscolo della montagna; appoggio la mano sulla soglia ed entro, ancora una volta, nella Terra nascosta.
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