Costacciaro

Arroccato sul fianco dell'Appennino Umbro, ai piedi del Monte Cucco, Costacciaro è un borgo medievale che guarda la pianura e le sue radici affondano nella roccia. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando venne fondato come castello di guardia nel cuore della Valle del Chiascio.
Ma Costacciaro non è solo storia di pietra e di torri. È il paese che ha dato i natali alla speleologia italiana organizzata: già nella seconda metà degli anni 50, partirono le prime esplorazioni sistematiche di quello che sarebbe diventato uno dei complessi carsici più importanti d'Europa.
Il Monte Cucco sovrasta il borgo con i suoi 1566 metri e nasconde al suo interno oltre 30 chilometri di gallerie esplorate. Un abisso che scende fino a 1000 metri di profondità: numeri che raccontano secoli di esplorazioni, scoperte e meraviglie ancora custodite nel buio.
Intorno, il Parco Regionale del Monte Cucco protegge boschi di faggio, sorgenti, pascoli d'alta quota e una biodiversità silenziosa. Sopra e sotto, la natura qui non si nasconde: si offre a chi sa cercarla.

A Costacciaro
è nata la speleologia Italiana
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Il Monte Cucco

Sotto i 1566 metri del Monte Cucco si nasconde uno dei sistemi carsici più profondi e articolati d’Italia. Oltre 30 chilometri di gallerie esplorate, un abisso che raggiunge i 1000 metri di profondità, sale enormi, fiumi sotterranei e concrezioni che il tempo ha costruito goccia dopo goccia. Un mondo parallelo che la roccia calcarea ha lasciato scavare all’acqua per milioni di anni.

Ma la storia speleologica del Monte Cucco ha una data precisa e quasi simbolica: 1922. Cento anni prima dell’edizione che ci ha riportati qui, un gruppo di esploratori si riunì a Costacciaro per un evento straordinario; la posa di una scala fissa all’ingresso della Grotta di Monte Cucco.

Fu il primo raduno speleologico documentato della zona, un atto insieme tecnico e visionario: rendere la grotta accessibile, aprire una porta su quel mondo sotterraneo che fino ad allora pochi avevano osato varcare.

Da quel gesto pionieristico nacque una tradizione. Le esplorazioni si moltiplicarono, le tecniche si affinarono, la comunità speleologica italiana trovò nel Monte Cucco uno dei suoi luoghi fondativi.

Oggi quel filo non si è mai interrotto. Il raduno internazionale di Costacciaro raccoglie l’eredità del 1922 e la proietta verso una comunità globale di esploratori, uniti dalla stessa curiosità che spinse quei primi pionieri a scendere nel buio.

Andrea CapponiSindaco di Costacciaro

Sono nato a Costacciaro, un paese silenzioso e maestoso che si staglia alle pendici dell’Appennino. Una collina che si erge al controllo della valle del Chiascio, protetta dal Monte Cucco. Sono cresciuto abituato all’incedere della vita contadina, dove il susseguirsi delle stagioni detta il ritmo delle attività quotidiane, che non ammettono fretta, ansia o premura… tutto si ripete nella sua perfezione, l’uomo non può modificare nulla, può solo osservare ed apprendere e, soprattutto, rispettare ciò che gli procurerà cibo e sostegno alla vita. In questo mondo parco, condito da polvere e duro lavoro, non si è mai soli. Le regole della tradizione secolare, che ogni famiglia conosce, impongono il mutuo aiuto, il reciproco soccorso, dare e avere secondo le necessità degli altri, non delle proprie. L’ammalato è curato, il bisognoso accolto, il miserabile sollevato, nessuno è abbandonato al proprio destino. Ed i momenti di festa sono l’occasione per trasmettere i propri sentimenti, gioire con gli altri ed accogliere chiunque ne voglia fare parte. La comunità di Costacciaro è rimasta legata a questi ideali del mondo rurale e contadino: accogliente, ospitale, disponibile e genuina. Condividiamo i nostri sentimenti con semplicità ed apriremo sempre e nuovamente, con piacere, la nostra comunità a chi arriverà a Costacciaro.