Sembra tanta, ma è poca e sempre più sporca.
Se l’aria si degrada così fanno pure il clima e la nostra salute.
Aiuto, ci manca l’aria! Cretino, sei tu che la stai impestando.
L’aria buona dipende da te.
Sembra tanta, ma è poca e sempre più sporca.
Se l’aria si degrada così fanno pure il clima e la nostra salute.
Aiuto, ci manca l’aria! Cretino, sei tu che la stai impestando.
L’aria buona dipende da te.
Ho un legame profondo con l’acqua, è una presenza costante nella mia vita, un richiamo silenzioso che sento ogni volta che mi avvicino al mondo sotterraneo. Ogni goccia che attraversiamo in immersione è un frammento di infinito che ha viaggiato nello spazio prima ancora che esistesse la vita. L’acqua che scorre nelle montagne è un fluido vivo: modella la roccia, scava cavità, custodisce vuoti nel buio. È lì che speleologia e subacquea si incontrano davvero. Ogni immersione in grotta è un ritorno autentico a me stesso. Nel silenzio dei sifoni, nel ritmo lento della respirazione, sento il respiro della montagna e la profonda connessione con ciò che esploro.
La speleologia subacquea nasce dalla curiosità di andare oltre il sifone, di non fermarsi davanti a un limite apparente.
Oggi molte mete sono state raggiunte, ma l’esplorazione non è finita. Crescono la consapevolezza, il lavoro di squadra, l’attenzione alla tutela. Finché esisterà la curiosità, esisteranno nuovi orizzonti. Perché quell’acqua, la stessa arrivata dall’infinito, ci affida un privilegio e una responsabilità: esplorarla, comprenderla e proteggerla.
Lentamente, mi avvicino alla soglia. Il terreno asciutto lascia poco a poco il posto a pietre umide e ricoperte di muschio e patine di vita. Respiro il profumo del cambio, un meraviglioso brivido percorre per un attimo il mio corpo.
“Buongiorno, Terra nascosta”.
“Buongiorno, chi sei?”
“Sono uno speleologo, uno di quegli strani esseri umani che non si accontentano di camminare in un mondo a due dimensioni, con il cielo sopra la testa.”
“Ah, ecco. E siete in tanti?”
“Non tantissimi, ma pieni di passione. Facciamo delle belle cose: esploriamo il tuo mondo, ti disegniamo, al ritorno portiamo fuori piccoli brandelli di luce dell’interno della montagna. Foto, le chiamiamo. Cerchiamo di conoscere un po’ i tuoi abitanti. Amiamo toccare le tue pareti negli stretti passaggi, appendere le nostre corde alle tue antiche rocce.”
“Mi fa piacere. Ma vi comportate sempre bene?
“Cerchiamo di farlo, anche se a volte vaghiamo nell’ignoranza, e non sappiamo se quel che facciamo provochi danni. In passato danni ne abbiamo fatti, ma abbiamo imparato molto, e stiamo ancora imparando.”
“Sai, te lo chiedo perché spesso sono stata riempita di rifiuti, un bel sistema per liberarsi di quel che non serve più. Ma non molto intelligente, sai: alla fine l’acqua delle sorgenti ve la bevete voi.”
“Lo so, hai ragione. Ma oggi siamo proprio noi a difenderti.”
“Grazie. Ma tu, da quanto tempo scendi sottoterra?”
“Da tanto. Ho iniziato che ero ancora un ragazzino, quando per scendere c’erano solo le scalette, e l’impianto per illuminarti ce lo dovevamo costruire.”
“E non ti sei ancora stancato?”
“No di certo. Come potrei essermi stancato? Il tuo buio è nascosto in mille contenitori differenti: calcari, quarziti, sale, lava, ghiaccio. Rocce antiche e recenti, trasformate, lavorate, modellate da acque di luce mute. Non ci si può stancare.”
“Ma qui dentro fa freddo, è umido, non si vede nulla, si rischia pure di farsi del male.”
“Hai ragione, ma a volte veniamo a trovarti anche per scappare dal caos che c’è lì fuori e trovare un po’ di pace.”
“Capisco, là fuori ne state combinando un bel po’, di disastri.”
“Già, spero solo che almeno tu resista alla follia. Posso entrare?”
“Entra, entra, ma ricordati che sei ospite.”
Inspiro ancora una volta il profumo della penombra, il crepuscolo della montagna; appoggio la mano sulla soglia ed entro, ancora una volta, nella Terra nascosta.
I vulcani sono dall’alba del tempo per gli uomini luoghi misteriosi dove le potenze divine operano i loro
imperscrutabili disegni.
Le lave spesso creano vari ambienti sotterranei, come tunnel di lava, fratture e condotti eruttivi, alcuni dei quali possono essere esplorati. Per gran parte della mia vita ho percorso i vuoti in rocce dalla diversa genesi, ma sono particolarmente legato alle lave per motivi anche professionali e di
residenza.
Una delle più esaltanti esperienze è comunque stata l’esplorazione di alcuni tunnel lavici di recente formazione, in condizioni ambientali caratterizzate da temperature fino a oltre 70 gradi centigradi,
quando la bassissima umidità e le forti correnti d’aria che percorrono le gallerie permettono di assistere alla rapida evoluzione di concrezioni effimere: è come vedere in un film accelerato una rappresentazione della formazione delle concrezioni calcaree, che impiegano invece centinaia o migliaia di anni per formarsi.
Infatti, nelle fasi iniziali dello sviluppo delle grotte laviche, si formano talvolta concrezioni di sali che durano solo per brevi periodi, e dopo una veloce fase di crescita restano stabili per settimane o mesi, poi si dissolvono con l’abbassarsi della temperatura e l’innalzarsi dell’umidità.
Ho avuto la fortuna e l’occasione di esplorare grotte anche all’altro estremo, in condizioni ambientali che si riscontrano in climi rigidissimi. Infatti in luoghi dove le temperature non salgono mai sopra alcuni gradi sottozero, come sui vulcani in Antartide o in altri luoghi a latitudini meno estreme su vulcani di grande altitudine, in presenza di fumarole si formano ambienti subglaciali per erosione termica della coltre nevosa perenne che li ricopre: le grotte fumaroliche nei ghiacci, o Fumarolic Ice Caves.
Un altro ambito affascinante con cui ho avuto modo di confrontarmi, è la possibilità di studiare la
colonizzazione di microorganismi sulle lave di nuova genesi, ma anche all’interno delle grotte fumaroli che subglaciali si sviluppano forme di vita uniche, che forniscono spunti per la ricerca sulla nascita della vita e sull’uso di organismi estremofili per scopi medici e altro.
Il denominatore di questi ambienti è sempre il fuoco, che per gli antichi alimentava le fornaci di Efesto. Il magma è di fatto la sorgente delle manifestazioni che ho illustrato, e la scintilla che ha permesso alla vita di apparire su questo pianeta, studiarne le manifestazioni è un po’ come onorare la nostra Madre comune.
“Void isn’t empty, it’s just hidden. As a cave photographer, I’ve spent over 25 years inside vast underground spaces.
In total darkness, vision disappears and something else takes over, where distances stretch, sound shifts, and space feels uncertain.
Within the void, suspended in the dark hundreds of meters above the cave floor, I feel intensely alive.
I use light to reveal only small parts of these massive chambers.
The rest of the void stays unknown.”