L’acqua, per me, è il luogo dove ho sempre sentito di dover andare.
Non per conquistarla, ma per ascoltarla.
Per cercare ciò che ancora nessuno aveva visto.
Perché credo che solo chi trova il coraggio di spingersi un passo oltre i propri limiti possa scoprire quanto lontano sia davvero possibile arrivare.
Ma credo anche che una scoperta acquisti il suo vero valore solo quando può essere condivisa con gli altri.
Ho un legame profondo con l’acqua, è una presenza costante nella mia vita, un richiamo silenzioso che sento ogni volta che mi avvicino al mondo sotterraneo.
Ogni goccia che attraversiamo in immersione è un frammento di infinito che ha viaggiato nello spazio prima ancora che esistesse la vita. L’acqua che scorre nelle montagne è un fluido vivo: modella la roccia, scava cavità, custodisce vuoti nel buio. È lì che speleologia e subacquea si incontrano davvero.
Ogni immersione in grotta è un ritorno autentico a me stesso.
Nel silenzio dei sifoni, nel ritmo lento della respirazione, sento il respiro della montagna e la profonda connessione con ciò che esploro.
La speleologia subacquea nasce dalla curiosità di andare oltre il sifone, di non fermarsi davanti a un limite apparente.
Oggi molte mete sono state raggiunte, ma l’esplorazione non è finita. Crescono la consapevolezza, il lavoro di squadra, l’attenzione alla tutela. Finché esisterà la curiosità, esisteranno nuovi orizzonti.
Perché quell’acqua, la stessa arrivata dall’infinito, ci affida un privilegio e una responsabilità: esplorarla, comprenderla e proteggerla.
Costacciaro 2026